La collana «Scritti» è il luogo editoriale d’elezione per antologie scelte, affidate ogni volta a curatori, studiosi, diversi che raccolgono saggi e articoli spesso difficilmente reperibili.
Testi, ritrovati e riscoperti, riuniti in un corpus consistente, che propongono letture talvolta difficili e sfidanti, a cui rivolgersi e tornare anche oggi "in un momento di crisi della critica d’arte nel nostro Paese". La collana inaugura un cantiere di scritture fuori asse e ospita l’inattualità di autori quali Paolo Fossati, Paolo Volponi, Marco Vallora e Lea Vergine per trasformarla in una nuova attualità. L’ambizione è quella di riscoprire la loro prosa d’arte, guidata da una profonda ispirazione letteraria, lo sguardo e l’approccio, il dibattersi tra immagine e scrittura di questi intellettuali del secolo scorso e di coinvolgere il lettore affinché possa tornare a essere un soggetto attivo del 'libro'.
Un raffinato formato 14x21 cm, che custodisce anche nella veste grafica un originale richiamo alla grande storia delle arti del Novecento. La descrizione più bella della casa-studio di Guillaume Apollinaire, “il poeta del nuovo” nel ricordo di De Chirico (la mansarda al 202 di Boulevard Saint Germain), è di André Breton, che la ricostruisce così: “Un numero grande di feticci africani e della Polinesia, oggetti insoliti, pile di libri con la rilegatura gialla simili a panetti di burro. Alle pareti quadri senza soluzioni di continuità: un quadro dell’epoca blu di Picasso, che raffigura un uomo e una donna nudi nel letto, due bei Derain, quadri di Larionov e due De Chirico”. Un “panetto di burro”, ovvero un libro Gallimard con la rilegatura gialla compare in uno dei quadri più famosi di De Chirico, Il cervello dell’infante del 1914; è proprio da questa tradizione grafica che gli “Scritti” di Electa traggono ispirazione.
Valtorta. Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio
Roberta Valtorta
Osservare il paesaggio antropizzato aiuta a capire che cosa sono l’economia, il potere, la storia, la vita delle comunità, la cultura, l’animo umano. Lo osserviamo dal vivo, lo immaginiamo nelle parole degli scrittori o nelle rappresentazioni cartografiche, gli sorridiamo guardando le cartoline, lo ammiriamo nei dipinti, nei film o nelle immagini in rete. Ma ciò che può veramente insegnarci a leggere la complessità del paesaggio sono le fotografie. Gli scritti raccolti nel volume sono il risultato di una forte selezione da un insieme molto più ampio, e testimoniano l’impegno dell’autrice nel tempo. Datano dal 1983 al 2024 e rappresentano quarant’anni di studi storico-critici, di riflessioni sulle possibili letture dei territori in trasformazione in relazione ai temi dell’identità e della memoria, di ipotesi di lavoro collettivo, e anche di speranze, purtroppo perdute, date le sorti sfortunate del paesaggio in cui oggi viviamo, trascinato in un inarrestabile processo di antropizzazione, alimentato da un’economia globale veloce e distruttiva.
Fabrizio Clerici. Scritti. Simili sognanti fantasticherie
a cura di Luca Scarlini
Pittore, intellettuale, architetto, scenografo, costumista, Fabrizio Clerici (1913-1993) ha racchiuso nella propria arte un’iperbolica enciclopedia del fantastico, dalla mitologia classica fino all’estremo presente, entrando senza dubbio nel pantheon dell’arte italiana del secondo Novecento. Clerici, tuttavia, fu anche straordinario saggista, giornalista, critico culturale e teorico delle arti: risiede qui la ragione profonda dell’importanza di un volume come Fabrizio Clerici. Scritti, che per la prima volta dopo oltre trent’anni ambisce a raccogliere in un’unica sede gli interventi editoriali e giornalistici, compresi alcuni rari e inediti, dell’artista milanese, collaboratore tra gli altri de “Il Messaggero”, “Domus”, “Vogue”, “Quadrante”, “L’Unità”, “Cosmopolita”.
Grazie alla curatela di Luca Scarlini, realizzato in collaborazione con l’artista Eros Renzetti e l’Archivio Clerici, il libro è una vera e propria miniera di incontri, spunti, approfondimenti, frammenti di universi onirici e a tratti enigmatici, ricchi di fascino e scaturiti da una fantasia impareggiabile, imbevuta sì di cultura classica, storia dell’arte, letteratura, antropologia, religione, ma anche di avanguardia e orizzonti “pop” a lui contemporanei, cinema e televisione in testa.
Marco Vallora. Scritti
Come se la parola dipingesse
a cura di Giorgio Agamben, Marcello Barison, Monica Ferrando
l terzo volume della nuova collana Scritti è dedicato a Marco Vallora (1953-2022). Scrittore poliedrico, capace di perlustrare – e dominare – un’impressionante varietà di campi, dal cinema all’operistica, dalla critica d’arte e stilistica all’ermeneutica letteraria, sembra essersi trovato ovunque gesti artisticamente unici necessitassero di tramutarsi in scrittura. Deriva sostanzialmente dall’elezione di questa peculiarità a criterio di scelta la prima significativa raccolta dei suoi più importanti contributi. Attraversando gli scritti inclusi nel volume, sembra di poter dire che, tra i saggisti della generazione successiva agli anni Cinquanta, Marco Vallora sia stato colui che più di tutti ha raccolto l’eredità longhiana, ricalibrandola però sui timbri e gli spigoli di un mondo più contaminato ed incostante, dove l’aggettivazione si arricchisce di (anche vernacolari) soprese, la prosa si fa talora neghittosa e talatra sferzante, oppure singhiozza e arranca quando ci si aspetterebbe che scorresse, mentre invece si sfoga e trascina anche i propri detriti come un torrente in piena quando ci si immagina di poter fermarsi a prender fiato. Sembra, cioè, di leggere un Longhi corretto Arbasino, dove deviazioni e giocose divagazioni si moltiplicano labirinticamente; eppure non c’è gesto, nel più seducente sodalizio tra spirito e lettera, che non sia trasfigurato in stile.
Testi, ritrovati e riscoperti, riuniti in un corpus consistente, che propongono letture talvolta difficili e sfidanti, a cui rivolgersi e tornare anche oggi "in un momento di crisi della critica d’arte nel nostro Paese". La collana inaugura un cantiere di scritture fuori asse e ospita l’inattualità di autori quali Paolo Fossati, Paolo Volponi, Marco Vallora e Lea Vergine per trasformarla in una nuova attualità. L’ambizione è quella di riscoprire la loro prosa d’arte, guidata da una profonda ispirazione letteraria, lo sguardo e l’approccio, il dibattersi tra immagine e scrittura di questi intellettuali del secolo scorso e di coinvolgere il lettore affinché possa tornare a essere un soggetto attivo del 'libro'.
Un raffinato formato 14x21 cm, che custodisce anche nella veste grafica un originale richiamo alla grande storia delle arti del Novecento. La descrizione più bella della casa-studio di Guillaume Apollinaire, “il poeta del nuovo” nel ricordo di De Chirico (la mansarda al 202 di Boulevard Saint Germain), è di André Breton, che la ricostruisce così: “Un numero grande di feticci africani e della Polinesia, oggetti insoliti, pile di libri con la rilegatura gialla simili a panetti di burro. Alle pareti quadri senza soluzioni di continuità: un quadro dell’epoca blu di Picasso, che raffigura un uomo e una donna nudi nel letto, due bei Derain, quadri di Larionov e due De Chirico”. Un “panetto di burro”, ovvero un libro Gallimard con la rilegatura gialla compare in uno dei quadri più famosi di De Chirico, Il cervello dell’infante del 1914; è proprio da questa tradizione grafica che gli “Scritti” di Electa traggono ispirazione.
Valtorta. Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio
Roberta Valtorta
Osservare il paesaggio antropizzato aiuta a capire che cosa sono l’economia, il potere, la storia, la vita delle comunità, la cultura, l’animo umano. Lo osserviamo dal vivo, lo immaginiamo nelle parole degli scrittori o nelle rappresentazioni cartografiche, gli sorridiamo guardando le cartoline, lo ammiriamo nei dipinti, nei film o nelle immagini in rete. Ma ciò che può veramente insegnarci a leggere la complessità del paesaggio sono le fotografie. Gli scritti raccolti nel volume sono il risultato di una forte selezione da un insieme molto più ampio, e testimoniano l’impegno dell’autrice nel tempo. Datano dal 1983 al 2024 e rappresentano quarant’anni di studi storico-critici, di riflessioni sulle possibili letture dei territori in trasformazione in relazione ai temi dell’identità e della memoria, di ipotesi di lavoro collettivo, e anche di speranze, purtroppo perdute, date le sorti sfortunate del paesaggio in cui oggi viviamo, trascinato in un inarrestabile processo di antropizzazione, alimentato da un’economia globale veloce e distruttiva.
Fabrizio Clerici. Scritti. Simili sognanti fantasticherie
a cura di Luca Scarlini
Pittore, intellettuale, architetto, scenografo, costumista, Fabrizio Clerici (1913-1993) ha racchiuso nella propria arte un’iperbolica enciclopedia del fantastico, dalla mitologia classica fino all’estremo presente, entrando senza dubbio nel pantheon dell’arte italiana del secondo Novecento. Clerici, tuttavia, fu anche straordinario saggista, giornalista, critico culturale e teorico delle arti: risiede qui la ragione profonda dell’importanza di un volume come Fabrizio Clerici. Scritti, che per la prima volta dopo oltre trent’anni ambisce a raccogliere in un’unica sede gli interventi editoriali e giornalistici, compresi alcuni rari e inediti, dell’artista milanese, collaboratore tra gli altri de “Il Messaggero”, “Domus”, “Vogue”, “Quadrante”, “L’Unità”, “Cosmopolita”.
Grazie alla curatela di Luca Scarlini, realizzato in collaborazione con l’artista Eros Renzetti e l’Archivio Clerici, il libro è una vera e propria miniera di incontri, spunti, approfondimenti, frammenti di universi onirici e a tratti enigmatici, ricchi di fascino e scaturiti da una fantasia impareggiabile, imbevuta sì di cultura classica, storia dell’arte, letteratura, antropologia, religione, ma anche di avanguardia e orizzonti “pop” a lui contemporanei, cinema e televisione in testa.
Marco Vallora. Scritti
Come se la parola dipingesse
a cura di Giorgio Agamben, Marcello Barison, Monica Ferrando
l terzo volume della nuova collana Scritti è dedicato a Marco Vallora (1953-2022). Scrittore poliedrico, capace di perlustrare – e dominare – un’impressionante varietà di campi, dal cinema all’operistica, dalla critica d’arte e stilistica all’ermeneutica letteraria, sembra essersi trovato ovunque gesti artisticamente unici necessitassero di tramutarsi in scrittura. Deriva sostanzialmente dall’elezione di questa peculiarità a criterio di scelta la prima significativa raccolta dei suoi più importanti contributi. Attraversando gli scritti inclusi nel volume, sembra di poter dire che, tra i saggisti della generazione successiva agli anni Cinquanta, Marco Vallora sia stato colui che più di tutti ha raccolto l’eredità longhiana, ricalibrandola però sui timbri e gli spigoli di un mondo più contaminato ed incostante, dove l’aggettivazione si arricchisce di (anche vernacolari) soprese, la prosa si fa talora neghittosa e talatra sferzante, oppure singhiozza e arranca quando ci si aspetterebbe che scorresse, mentre invece si sfoga e trascina anche i propri detriti come un torrente in piena quando ci si immagina di poter fermarsi a prender fiato. Sembra, cioè, di leggere un Longhi corretto Arbasino, dove deviazioni e giocose divagazioni si moltiplicano labirinticamente; eppure non c’è gesto, nel più seducente sodalizio tra spirito e lettera, che non sia trasfigurato in stile.